Gattuso: graffio rossonero

Fabio Conte 2

Ogni tanto si ha voglia di cambiare. Chi può cambia lavoro, altri magari cambiano fidanzata.

Chi non può cambia le tende o almeno la disposizione dei mobili. Dietro c’è sempre l’insoddisfazione per quello che si fa, per quello che si è fatto fino quel momento. La voglia di cambiare dunque è spesso conseguenza delle decisioni e delle scelte effettuate prima. Il Milan ha deciso di cambiare allenatore. Via Montella arriva Gattuso. Il tecnico campano, che si è sempre dichiarato tifoso milanista, lascia dopo aver conquistato una Super Coppa Italiana e aver riportato, con qualche affanno, la squadra in Europa dopo quattro stagioni, il tutto tra le tribolazioni del cambio di proprietà. Ha avvallato, così pare almeno, la rivoluzione della rosa caldeggiando in particolare gli acquisti di Bonucci e di Kalinic. Non ha mai espresso parole fuori luogo sui giocatori a disposizione, ringraziando soprattutto quelli meno utilizzati. Infine ha lasciato da signore dichiarandosi dispiaciuto ma assicurando il sostegno da tifoso.

Ma c’era voglia, bisogno di cambiare: perché da molto la squadra sembrava non avere qualcuno al timone, perché non aveva mai giocato con serenità e grinta, né aveva mostrato la capacità di raddrizzare una gara sfortunata con un sussulto d’orgoglio. Ecco, non era una squadra orgogliosa. E allora si è andati a chiamare chi la maglia del Milan se l’è disegnata sul cuore. Non come tatuaggio, ma come graffio, come urlo, con rabbia e con orgoglio, appunto. Gli urli di Rino in faccia a Ronaldo, a Zidane, a Cristiano Ronaldo e Seedorf o gli abbracci ad Ancelotti, Pirlo, Kakà e Seedorf, la depressione post Istanbul, il sollievo di Atene e la corsa tutto campo al secondo supplementare a Manchester sono immagini indelebili. L’entrata in campo a San Siro sui tamburi di We will rock you: questo è il Gattuso che vogliono i tifosi. È un Milan a sua immagine che sognano. Lui, persona schietta ed intelligente, sa che sta mettendo la faccia su una bandiera sventolata in attesa di qualcun altro, per acquietare i tifosi esauriti ed esausti. Ma vuole giocarsi la sua chance nella squadra che ama perché è orgoglioso, come detto, ma anche ambizioso e ottimista. Non sarebbe la prima volta che dal calcio possa nascere una storia inaspettata ed imprevedibile. Sarà difficile perché la squadra non è così forte e completa come qualcuno pensava e sperava, però potrà proporsi in maniera più energica e convinta, rabbiosa e combattiva alla Gattuso, e cercare almeno i propri limiti.

Come sappiamo non è la prima volta che si cerca tra le gemme del grande Milan di Ancelotti qualcuno capace d’infondere le qualità di allora a mo’ di prodigio. Seedorf, superbo e fiero dall’alto della sua classe calcistica, probabilmente non è riuscito a spiegare come si potesse migliorare in campo essendo stato spesso il migliore di tutti. Inzaghi, fiducioso e sicuro che sarebbe bastato l’istinto a portarlo al successo, come succedeva sotto porta, non sapeva che ci volesse anche studio e programmazione. Su studio e teoria si concentrava forse troppo Brocchi, mancando un po’ di pratica. Gattuso ha basato la sua carriera sulla corsa e l’applicazione avvolti da massicce dosi di umiltà. E proprio essere partito tecnicamente dal basso, aver compreso le difficoltà tecniche prima di farle proprie, aver dovuto capire i meccanismi di gioco ingranaggio dopo ingranaggio, potrebbero oggi rivelarsi come la chiave per poter offrire ad ogni singolo giocatore i suggerimenti più efficaci. Aver messo la faccia e aver preso qualche sberla come tecnico in situazioni complicate e difficili, può averlo forgiato sufficientemente al lavoro psicologico della gestione di un gruppo. Gattuso quindi, facendo proprie le esperienze negative sue e dei suoi ex compagni di squadra che l’han preceduto sulla panchina del Milan, potrebbe sorprendere come tecnico. Non so se riuscirà a trasferire le sue qualità alla squadra ma ho la sensazione che farà meglio di quanto si creda. Ce lo auguriamo e sperando che la stagione non sia ancora definitivamente persa. Lui ha già detto che non vuole giocatori permalosi, chiedendo anticipatamente scusa per qualche “parolina” che gli potrebbe scappare. I tifosi invece sperano di sentire serenamente mandare .. a quel paese qualche giocatore che non desse l’anima per la maglia, che non se la sudasse. Come faceva Gattuso, come facevano tutti quando il Milan vinceva.

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