Milan: del Derby rimangono le ottime prove di Balotelli e Montolivo

Paolo Vinci

Grandissimi Tifosi Rossoneri,

la terza giornata di campionato, la prima dopo la chiusura del mercato estivo e soprattutto quella che seguiva, dopo la pausa per la nazionale, la “prestazione deludente contro l’Empoli, apparso, al cospetto dei mediocri mediani rossoneri, nella zona nevralgica del (centro)campo, il…Barcellona”,  presentava, nel posticipo serale domenicale, il derby della Madonnina, insolitamente calendarizzato in estate.

Dopo che per una intera settimana i due allenatori, amici per la pelle, avevano dato sfoggio di pretattica e di un simpatico siparietto (chi vince, paga per beneficienzafavorito tu, anzi favorito io ecc..ecc.), sul rettangolo verde di San Siro, scendevano le due squadre con le loro migliori formazioni possibili, infortuni (Rossoneri specialmente) permettendo, dinanzi ad una cornice suggestiva di 80mila spettatori, per non parlare delle ben 131 televisioni collegate da ogni angolo del globo.

Inter coi favori del pronostico, vista la classifica e le due iniziali partite di campionato, che avevano smascherato un Milan così brutto che più brutto non si poteva immaginare. Neanche nel peggior incubo notturno.

Memore di quanto era, appunto, accaduto nelle prime due giornate (melius, non era accaduto, in termini di qualità), Sinisa metteva in campo un Milan dal centrocampo completamente rivoluzionato, con ben quattro uomini nuovi e con Honda trequartista dietro le due punte, nello schema classico (4-3-1-2) a lui prediletto. Del resto, peggio di come aveva giocato con l’Empoli, il suo Milan non poteva proprio fare e si imponeva una scelta coraggiosa e rivoluzionaria, che vedeva Montolivo, “assente” di fatto da quel maledetto infortunio del 30 maggio 2014 con la nazionale e, per i rotocalchi, da quella fredda serata del 28 febbraio al “Bentegodi”, dinanzi alla difesa, nel ruolo che De Jong interpreta bene in un senso (“frangiflutti” dinanzi alla difesa) e male nell’altro, quello di verticalizzare e lanciare le punte. Con Bonaventura e Kucka laterali, il ruolo di Honda diveniva fondamentale nello scacchiere rossonero. In difesa, invece, veniva “ammortizzata” l’assenza di Antonelli con la riproposizione di Abate a destra e De Sciglio a sinistra.

Il Milan partiva benissimo ed insidiava l’Inter in almeno tre occasioni che non venivano concretizzate per mera sfortuna ed anche per imprecisione sotto porta di Luiz Adriano, che, di converso, faceva un gran lavoro a tutto campo, rendendosi utile anche in copertura.

Primo tempo del Milan, comunque sterile e “spuntato”.

Nel secondo tempo, abbastanza equilibrato, l’Inter faceva valere la forza dei suoi muscoli, ben affastellata da una pregevole tecnica in alcune sue individualità (vedi Jovetic) ed impensieriva il Milan in alcuni momenti, trovando il gol risolutore con Guarin e mantenendo il risultato fino alla fine, nonostante Sinisa avesse messo in campo un ottimo Balotelli che impensieriva in almeno tre occasioni la porta nerazzurra, colpendo anche un clamoroso palo.

La partita volgeva al termine con un risultato negativo, ma con una buona iniezione in autostima della Compagine Rossonera, che avrebbe meritato, per quello che si è visto in campo, almeno il pareggio.

E che, per lunghi tratti, ha giocato meglio dell’Inter, squadra comunque “muscolare” e forte, che certamente lascerà il segno in questo campionato e che Mancini sta plasmando a dovere. Inter che comunque non ha rubato nulla.

Quello che rimane dal derby, sotto la sponda del Naviglio Rossonero, è l’ottima prova di Balotelli e Montolivo, a tratti di Kucka e Romagnoli, la conferma di Bonaventura e di un monumentale Diego Lopez (sempre attento quando chiamato in causa) e …di Sinisa che dimostra autorevolezza e coraggio nel saper invertire la rotta, fermo restando che è sempre onesto e chiaro nel dire “pane al pane e vino al vino”.

Purtroppo, rimane, di negativo, oltre al risultato, la bocciatura – ennesima – di Honda e le conseguenti difficoltà sul ruolo del trequartista. Forse, in quel ruolo sarebbe opportuno impiegare definitivamente Bonaventura, con conseguente inserimento di Bertolacci (ora infortunato) o di Poli o dello stesso De Jong in mediana, accanto a Montolivo ed a Kucka (questi ultimi due appaiono oramai inamovibili).

Sempre che, al mercato di gennaio, la Società non ci ripensi su Witzel, che appare l’unico campione in grado di fare la differenza.

Insomma, in conclusione, una sconfitta amara, ma salutare, se, come crediamo, si saprà derubricare – ed il Mister è ampiamente in grado di farlo – il frangente ed interpretare a dovere gli effetti a cascata che dalla partita sono emersi.

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