Milan: record lontani, pareggi vicini

Fabio Conte

Queste ultime stagioni tribolate stanno cambiando il carattere dei milanisti più giovani. Cresciuti nella bambagia berlusconiana, abituati a titoli e grandeur, si son trovati per fortuna anagrafica ad attraversare un periodo storico che ha fatto dimenticare e ridurre ad archeologia la vecchia definizione di “casciavitt”.

Chi talvolta spreca due minuti per leggermi, sa quanto ami la definizione dialettale e sociale, cara a chi è cresciuto tra nebbia e Paron, con Rivera e strisce sottili. Comunque quel Milan vinse tutto, ma passò gli anni settanta all’inseguimento della stella. Quindi il purgatorio, per assurgere poi alla gloriosa resurrezione berlusconiana. Quindi noi “vegett” ne abbiamo attraversate di ogni ma, si sa, ci si abitua presto al meglio, all’abbondanza. Così la sensazione più brutta, che non ricordo ci sia mai stata nemmeno nei Milan meno brillanti, è quell’insicurezza prima delle sfide contro le grandi e le medie che abbiamo vissuto nelle ultime annate. Ecco perché le nuove generazioni sono rimaste così deluse dal corso preso dal Milan, né si capacitavano come potesse mancare la fierezza della storia recente. La conduzione tecnica di Mihajlovic, è stata scelta anche per invertire il trend caratteriale e cancellare incomprensibili timori reverenziali. Dopo le oggettive difficoltà iniziali, credo che questo sia successo, che la squadra, ma soprattutto i tifosi non sentano più lo scoramento e le paure prima di una gara sia in casa che in trasferta. E qualche bella prova, in particolar modo contro le prime della classe è stata fatta. Quello che manca, il gradino che non si riesce a superare però, è la stoccata, lo scossone, il colpo fatale con avversarie medie e piccole per evitare, per superare pareggi evitabili, inopinati e sfortunati. Naturalmente questo porta con i tre punti per vittoria, ad una lunga serie di mezze-sconfitte. Molti di questi pareggi sono stati più vicini a trasformarsi in una vittoria che ad una sconfitta, e se solo un terzo fosse stato premiato, chessò anche da qualche decisione arbitrale corretta, non favorevole, solo corretta, probabilmente saremo qui a commentare un’altra classifica. Guai però a farci l’abitudine, guai ad accettarli con rassegnazione senza un motto di ribellione, d’incazzatura. Cosa augurarsi quindi? Speriamo che ci sia un salto in avanti anche se tardivo, in fase realizzativa, nell’atteggiamento di alcuni – vero Menez?-, nel districarsi nei pareggi piatti, nella voglia di tenersi stretto quello che di buono s’è costruito quest’anno, anche per confermare di essere coesi attorno all’allenatore. E anche nel gioco come vuole il Presidente. Ma prima valutare bene la strada ch’è stata fatta, da quale base si sia partiti, se si siano create cioè, le fondamenta per costruire qualcosa di migliore e di vincente l’anno venturo. E se arrivasse qualche campione, forse il gioco migliorerebbe automaticamente. Speriamo adesso che si finisca al meglio per il futuro, per il Mister, per i tifosi e perché buone prestazioni possano portare alla finale di Coppa, una squadra calda e sicura.

E così alla fine Gigi Buffon, dopo ventidue anni, ha sorpassato il record di imbattibilità di Sebastiano Rossi. Per classe e storia, finisce in buone mani. Onesti e sinceri comunque i complimenti fatti in diretta all’omologo milanista ricordando quante parate importanti avesse dovuto fare allora, confrontando la relativa tranquillità delle partite che oggi l’han portato al record. Ovviamente l’opacità della memoria deforma i ricordi, e i superficiali recitano una delle ultime tiritere della storia del calcio cioè “Tassotti Costacurta Baresi Maldini” che avrebbero dovuto togliere tutte le possibilità agli avversari e relegare il portiere a spettatore. Ma molti dimenticano quale fosse il livello di quei campionati. Era l’età d’oro del calcio italiano: si arrivava dalla fresca vittoria di Parma e Juventus in Coppa Coppe e Coppa Uefa, con Baggio Pallone d’Oro, e il Milan di Capello finalista imbattuto fino alla sfortunata finale col Marsiglia in Champions. Nell’anno in cui si concretizzò il record, i rossoneri persero qualche fronzolo, puntarono al pragmatismo, tanto che, qualche disattento, fa passare tuttora l’era capelliana tutta come quella delle vittorie 1-0, dimentichi delle annate straripanti degli invincibili. Fatto sta che la stagione si concluse per i rossoneri in gloria con la doppietta campionato-Coppa Campioni, coronata dalla fantastica finale del 4-0 al Barcellona di Cruyff. Ricordiamo a margine quell’anno, anche la bella vittoria dell’Inter in Coppa Uefa, che si salvò però dalla retrocessione per un solo punto, alla penultima giornata, anche grazie al rigore sbagliato dall’allora romanista Mihajlovic. Erano campionati quindi ricchi e importanti dove nessuna difesa era immune da incursioni ed attacchi, tanto è vero che l’imbattibilità fu conclusa da Kolyvanov del brillante Foggia di Zeman, segno che le insidie arrivavano da squadre piccole e grandi. Onore a Buffon dunque, ma ancora oggi un grande Super Super Seba!..e Sinisa, potevi tirare meglio quel rigore, no?

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