Milan: Un posto al sole che sia veramente Beautiful

Fabio Conte

Alla fine si scopre come va a finire: che non va a finire. La trama recondita e basilare di ogni telenovela, fa della possibile cessione del  Milan una di quelle lunghissime soap opera che si dilungano negli anni e di conseguenza seguita dai milanisti con curiosità, ma anche stanchezza.

Tutti la vedono, molti la conoscono, qualcuno la segue per un po’, pochi la capiscono. E alcuni appassionati cercano di spiegarti perché non l’abbandonano. Citano intrighi, colpi di scena, incroci e amore, tanto amore. Passionale, geloso, tedioso, tradito, annoiato alla fine.

Ci si aspetta da giorni il colpo di scena, ma non arriva. E se arriva è merito del cugino acquisito, appena arrivato che, come ogni buon Gastone, ha un colpo di fortuna. Proprio lui, che ci si aspettava potesse finire sul lastrico, indebitato per i suoi vizi manageriali e le sue trame di prestiti, trova “l’amore”: orientale, munifico, veloce. E sì perché, grazie al manager  indonesiano, i cugini di là dal naviglio, han trovato chi li farà sognare, chi possa, pare, inserirli potenzialmente nell’elite calcistica,  al diavolo remore e nostalgia, per tuffarsi in un futuro nuovo, ma sconosciuto.

Il tifoso rossonero invece, non vede spiragli. La trama è  intricata, i dubbi continui, e le illazioni sulla gestione futura fioriscono e fiorettano a tutti i livelli lasciando graffi, dubbi e preoccupazioni. Eppure è lì che tutti vogliono arrivare: al nuovo amore, quello che promette fiori, gioia e serenità. Sì, vabbe’, lo sappiamo anche noi che il pretendente, lo spasimante, è sconosciuto e misterioso, e chissà se sarà anche munifico, ma si sa c’è sempre voglia di novità e poi dai, non potrà mica essere meglio della routine. E sì perché l’amante attuale, colui che paga ancora le bollette ormai è un po’ vecchietto, magari non più brillante come un tempo. E soprattutto, al contrario di una volta, molto più brontolone ed indeciso. Così un giorno sembra che possa vendere, l’altro che  possano recedere gli interlocutori.

Il Berlusconi tifoso rossonero galleggia in un mare di dubbi: se sia meglio impegnarsi in una nuova avventura dirigenziale, o valutare bene se i pretendenti siano solvibili e convinti. Siamo sicuri che tutte le difficoltà di vendita sia con Mr. Bee, e sia oggi tramite  Sal Galatioto, siano solo colpa delle indecisioni di Berlusconi e non delle valutazioni dei delegati Fininvest, scrupolose nel soppesare la consistenza delle proposte?  Oggi, lo scompenso cardiaco del Presidente che lo costringerà ad un intervento, delicato soprattutto vista l’età, rallenta le decisioni immediate ma apre nuove possibilità agli acquirenti. Da valutare quanto la famiglia possa essere decisiva nello spingere la vendita senza remore, o severa nel cedere, senza forti garanzie, una delle chiavi del successo paterno, che li ha posti a governare un impero  inimmaginabile solo una generazione fa. Forse l’intervento, che guardiamo tutti con ottimismo vista l’indiscussa tempra da combattente del Presidente, potrebbe però restituire Berlusconi meno presente nella politica, che potrebbe trovare in un  rinnovato impegno nel Milan il giocattolo più consono alle attuali forze, che comunque lo terrebbe nel vivo dell’attenzione mediatica. Con quali garanzie d’investimento però, non si sa.

Certo il colpo di mano di Zhang Jindong, imprenditore conosciuto ed ambizioso, presidente e fondatore del potente gruppo Suning che in brevissimo tempo, grazie al catalizzatore Thohir, ha concluso la trattativa per l’acquisto dell’Inter, innervosiscono e preoccupano i milanisti. I cinesi dell’Inter si son comportati da cinesi, che arrivano, valutano e comprano.  È un po’ la loro prerogativa negli affari. Lascia perplessi che tutti quelli che si son proposti per l’acquisizione del Milan, non abbiano dimostrato la stessa decisione, lo stesso entusiasmo e soprattutto la stessa personalità. Non credo siano state solo le remore presidenziali, ma forse, a bloccare o rallentare la trattativa, è stata anche la mancanza di una persona di riferimento, di un imprenditore serio che si presentasse da Berlusconi per confrontarsi, spiegarsi, piacersi.

Rimane poi incomprensibile per me, perché due distinte cordate, una già andata buon fine come s’è detto, puntino a prendere entrambe le squadre di Milano. Ovvio e importante il prestigio di immagine e sportivo della città. Ma esistono altre realtà sia in Italia che all’estero, che non metterebbero in competizione diretta e continua due gruppi che, ricordiamolo, hanno come patner e supervisore, attento e interessato, lo Stato della Repubblica popolare Cinese. Perché, per capirci, dover far fronte a risposte  immediate ed eclatanti, se una delle società facesse un colpo di mercato, come giustamente pretenderebbe immediatamente la tifoseria dell’altra squadra? Entrare in una realtà di stracittadina, vivere un derby di tifo e di confronto continuo, li metterebbe in competizione costante, molto di più che se acquisissero una rivale importante, ma di un’altra città.   Loro che vengono da una mentalità cooperativa ed egualitaria, anche se indotta, chissà se reale, sapranno cosa vuol dire Derby??

Viviamo nei dubbi, aspettiamo una nuova puntata, ma che telenovela sarebbe senza l’ennesimo colpo di scena?

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