Milan: un valzer da non ballare

Fabio Conte

Sembra che ultimamente le esportazioni vadano meglio. No, non sto parlando di economia ma come sempre di calcio.

Anni fa faceva notizia quando, dopo la legge Bosman, i primi italici campioni emigravano dal ricco calcio nostrano di allora, per cercare nuove esperienze di vita e di entrate, scoprendo nel football anglosassone in particolare, un’etica e un ambiente lontani dai nostri talvolta isterici approcci. I vari Vialli, Zola, Di Canio molto apprezzati per i loro colpi di classe, hanno contribuito a far crescere la considerazione per il nostro calcio e aumentato il livello di quello d’oltremanica. Anche la scommessa su un giovane Gattuso non proprio un fine dicitore, ma ben inserito in Scozia, e che poi ha sfoderato una carriera favolosa, ha aperto la strada ad altre giovani speranze e non solo ai consumati campioni. Non sempre sono poi esplose carriere di valore ma, in alcuni casi  si sono rivelati più funzionali al calcio che han trovato, vale ad esempio ultimamente  Graziano Pellè. Dopo i giocatori, nella circolazione globale, si sono subito incamminati i nostri “Mister” ricchi di conoscenze tattiche figlie della tradizione e della scuola di Coverciano, universalmente apprezzata. E così da Trapattoni a Capello, da Mancini ad Ancelotti fino a De Biase e Ranieri sono riusciti a vincere in giro per l’Europa. Oggi però una moda che sembrava tutta italiana si sta diffondendo: l’esonero dell’allenatore. Se la programmazione teutonica del Bayern ha già annunciato l’arrivo di Carlo Ancelotti nella prossima stagione, così com’era successo con Heynckes prima di Guardiola, il valzer delle panchine che si pensava sarebbe partito proprio con la scadenza del contratto del tecnico catalano, ha avuto un’inattesa anticipazione con l’esonero di Rodgers dal Liverpool e l’arrivo di Klopp. Non c’è ovviamente niente di nuovo negli esoneri a campionato in corso anche in Inghilterra, ma è sicuramente inaspettato che coinvolga club così importanti tutti insieme. Bayern, Real, Liverpool, Manchester United e City, e a sorpresa  il Chelsea. Mourinho aveva appena rinnovato il contratto per tre anni per 14 milioni a stagione. Dovrebbe essere la stessa cifra anche per Ancelotti in Baviera. Si capisce che queste cifre sono ben al di là delle possibilità del calcio italico che arriva al massimo ai 4 milioni netti per Mancini. Comunque i cambiamenti di conduzione delle grandi provocheranno nella prossima stagione un mercato schizofrenico quando tutti i nuovi allenatori vorranno i migliori giocatori: ci sarà da ridere alle nostre latitudini economiche.

Sembrava essere una certezza consolidata la propensione del Milan di non cambiare spesso il tecnico. Sacchi con la sua rivoluzione, il consolidamento altrettanto vincente di Capello, l’era di Ancelotti. Tre grandi allenatori rimasti tanti anni, difesi dalla società e dal Presidente nei momenti difficili, competenze lasciate lavorare. E’ vero però, che nei momenti di difficoltà i vari Tabarez e Terim, sono stati prontamente esonerati, come lo stesso Zaccheroni anche dopo aver vinto uno scudetto inaspettato e non programmato.  Mi domando cosa sarebbe successo se l’inizio dell’era berlusconiana non fosse nata sotto la buona stella e la buona scelta di grandi campioni e di Arrigo subito vincente. Dopo gli ultimi anni instabili, credo ci sia la necessità di acquietare l’ambiente, di programmare con serietà, cercando traguardi possibili e vicini, primo tra tutti la compattezza della squadra e un rinato orgoglio per la maglia. Non ci sono, o non sono stati scelti, innovatori visionari che possano apportare significative novità al gioco dalla panchina. L’assestamento, la continuità minima dei risultati e le convinzioni del gruppo oggi sono il primo step anche perché non si può competere con le spese per allenatore e giocatori a livello dei top club europei, a meno che non arrivi finalmente il rifinanziamento dall’Oriente. Le spese comunque ingenti che la proprietà deve sopportare non garantiscono, non l’hanno mai fatto, la certezza della vittoria. I milanisti ricordano con un sorriso i miliardi inconcludenti gettati per anni nel naviglio, dalla sponda nerazzurra. Quest’anno lo United o il Chelsea in crisi, ad esempio, hanno speso cifre doppie o triple del Milan. Calma, programmazione di mercato e societaria sono a mio parere le chiavi per tornare a vincere con l’inserimento graduale di 2 o 3 pedine giuste ogni anno. In Inghilterra la gestione degli acquisti è lasciata  agli allenatori-manager, che poi magari se ne vanno senza rimorsi lasciando giocatori strapagati, o che devono essere svenduti se non si rivelano funzionali all’idea di calcio del nuovo tecnico. Al Milan hanno fatto proprie le indicazioni del Mister per l’acquisto di Bertolacci ma soprattutto di Romagnoli. E ricordiamoci anche la chiacchierata di Inzaghi con Menez l’estate scorsa. Forse anche qui i Mister cominciano a fare i Manager, ma gli acquisti devono essere importanti per l’ossatura della squadra perché quella deve rimanere il tecnico chissà,  prendesse piede la London Fashion dell’esonero facile. Speriamo di no. Speriamo anzi sia l’anno della rinascita rossonera.

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