Ibra: nostalgia canaglia

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Dopo una settimana esatta dall’ennesima sconfitta allo Juventus Stadium ora Allianz, il Milan ha rigiocato e pareggiato all’ultimo minuto contro la Juve nella più contenuta, intima e bagnata cornice dello stadio Brianteo in quel di Monza.

Il Milan femminile, di questo parlo, guidato da Maurizio Ganz, ha disputato una gara gagliarda recuperando due volte lo svantaggio nell’incontro al vertice del campionato e mantenendo il secondo posto. Naturalmente stiamo parlando di un movimento, quello del calcio delle ragazze, appena rinato e rinnovato, grazie anche all’interesse che la nazionale è riuscita a risvegliare o far nascere, ma viene nostalgia a pensare agli scontri al vertice coi bianconeri nel campionato di serie A maschile, lontani ormai otto anni. Brave ragazze e continuate così, anzi cercate di vincere, ne avete le qualità e avete molte più probabilità dei maschietti.

Il mio amico e ottimo collega Giuseppe Pastore, grande appassionato di statistiche, ha segnalato dopo l’ultima sconfitta come nelle 9 gare perse su 9 nel nuovo stadio juventino, di per sé record negativo, la Juve sia stata in vantaggio solo il 27% del tempo vincendole comunque tutte, non sempre brillantemente. Un dato significativo della determinazione e della tenacia dei bianconeri ma, soprattutto, il segnale inequivocabile che il Milan negli ultimi anni non solo ha diminuito il tasso tecnico ma ha anche perso totalmente la coscienza e la consapevolezza di essere stata una grande, e infatti non lo è più a prescindere dai cambi di tecnici o di giocatori.

Ecco quindi, come una chimera, l’ipotesi del ritorno di Zlatan Ibrahimovic, ultimo grande eroe mitologico per sperare di tornare grandi e di farlo velocemente o forse, almeno di pensarlo. Per lui gli anni non sono passati, si dice, perché ha un fisico bestiale, ma soprattutto sarà il suo carisma a render bravi i brocchi, concentrati gli svagati, cattivi i bonaccioni. Lui che con uno sguardo ti fulmina, lui che da fermo fa girare la squadra, lui che con la sua (capibile) arroganza sbeffeggia chiunque osa non essere degno del suo calcio.

Purtroppo però l’ultima battuta sugli americani, che dopo il suo passaggio dovrebbero tornare a guardare il baseball, è rimasta in realtà appunto una battuta. Perché nella MLS non ha vinto nulla, non è diventato cannoniere, non è riuscito a incidere se non a livello dello spettacolo, e questo in un calcio dal livello tecnico inferiore alla serie A e a molti campionati europei. La vera dimensione di Ibra oggi potrebbe essere quella di Bologna dove non è chiamato a conquistare un titolo ma, così come in America, a far parlare delle sue imprese tecniche, com’è successo già a Baggio dove il divin codino disputò la sua più scintillante stagione. Al Milan gli toccherebbe lavorare mentre sotto le due torri potrebbe diventare il nuovo Nettuno. E un po’ dio del calcio lo è..

La società rossonera nel frattempo dovrebbe, anzi dovrà, pensare senza nostalgie ma con fredda programmazione, ai giusti innesti di esperienza o di prospettiva per ritornare grandi. Si sapeva che la strada sarebbe stata lunga e travagliata da quando la farsa cinese era andata a morire. I tifosi erano già stufi di aspettare però, ecco perché l’insofferenza attuale. Se quest’anno non è l’ennesimo anno zero forse sarà il primo interamente di Elliott, ma poi verrà un secondo e via andare. Si son persi almeno tre o quattro anni e nel frattempo il nostro ultimo amore s’è fatto vecchio. Ah, nostalgia canaglia, ma bisogna andare avanti.

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