Milan: il passato senza futuro

SUSO_SOS FANTA

Non si sa se abbiano lasciato più basiti i tifosi rossoneri la sconfitta di Udine o le dichiarazioni di fine gara di Mister Gianpaolo quando ha affermato che i giocatori non si adattavano  ai suoi schemi e che quindi bisognava cambiare registro.

Forse non voleva intendere questo ma l’impressione che fin ora abbia fatto delle valutazioni non corrette o sovrastimate sul parco giocatori a disposizione è rimasta a tutti.  Ma siamo sicuri intendesse proprio quello? Che volesse ritornare a un modulo che non ha mai perseguito, a quel 4-3-3 che ha caratterizzato quasi sempre le esperienze di chi l’ha preceduto negli ultimi anni solo per assecondare i giocatori? Che si sia arreso subito, buttando via un mese di preparazione?

La partita di domenica scorsa ha peccato, da parte del Milan, di un approccio lento e imbastito, dove tutti sembravano cercare le giuste distanze indicate dall’allenatore senza averle già metabolizzate. Ne va che la manovra appariva lenta e prevedibile ed è stato gioco facile contenerla da parte di un’Udinese compatta e reattiva alle indicazioni di Tudor che ha dato continuità al lavoro della scorsa stagione. Così i rossoneri hanno subito la densità dei friulani che non offrivano spazi, arrivando ad avere una maggiore incisività che li ha portati a guadagnare un buon numero di angoli fino a quello da cui è scaturito il gol. Tutto questo senza che ci fosse un solo tiro in porta da parte dei rossoneri.

Non sarebbe la prima volta che un tecnico nuovo vira dalle proprie convinzioni, almeno all’inizio, per agevolare un assorbimento più graduale dei suoi schemi. È capitato ad Ancelotti Mourinho e Capello ad esempio. Lo ritengo un passaggio d’intelligenza, lontano dalla presunzione degli allenatori integralisti. Non penso che Gianpaolo sia integralista, ma certamente legato alle proprie convinzioni com’è giusto che sia, e proprio per questo non credo che tornare al passato, neanche tanto glorioso, giovi alla squadra.

Il denominatore comune nelle ultime annate tribolate è la scarsità di palle giocabili servite alle punte cioè, a prescindere da chi si è presentato con la fatidica maglia numero 9 o ne ha svolto le funzioni, ha dovuto barcamenarsi con una o due occasioni a partita. Non è questo quello che un attaccante si aspetta, non è così che si può scalare la classifica marcatori, e infatti negli ultimi anni nessun rossonero si è minimamente avvicinato alle prime posizioni (a parte Piatek ma con la rendita del Genoa), e le punte esterne spesso non hanno raggiunto nemmeno la doppia cifra. Non è quindi ritornando alle tre punte, non almeno coi giocatori visti domenica, che si potranno far crescere le occasioni da  gol.

Suso è sembrato alla ricerca della posizione, e ci sta visto che quello che gli si chiede è un differente apporto alla squadra. Castillejo è l’unico che ha saltato due volte il diretto avversario pur restando evanescente, mentre Piatek che necessita, come dicevo, di palle in area che non si son viste è sembrato comunque volenteroso ma spaesato e spesso lontano dall’area. Il centrocampo, fulcro imprescindibile di ogni squadra, ha latitato non essendo ben assortito. In particolare Calhanoglu non mi sembra abbia il passo e la visione del regista e fatico a credere che si voglia rinunciare al dinamismo di Kessiè.

Insomma c’è da lavorare ma dando spazio ai – pochi- nuovi arrivati, migliorando e memorizzando gli schemi del Mister, aumentando la presenza nell’area avversaria e sperando in qualche innesto di sostanza. La via è nell’assimilazione del nuovo gioco, magari con qualche aggiustamento, senza però tornare a un passato che non ha dato sbocchi al futuro. Si è perso la prima, non è un’iniezione di fiducia certo,  ma non mi pare neppure che si possano esprimere giudizi definitivi e trancianti. Bisogna avere pazienza, materia in cui il tifoso milanista è diventato espertissimo negli ultimi anni, purtroppo.

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