La nuova casa rossonera e la voglia di fare del milanista

Fabio Conte

Tempi di passaggio i nostri, di trasformazione. Se i dubbi e gli intrecci politico-finanziari proiettano ombre sulla compattezza europea, l’Expo, pur tra critiche e dibattiti, dà l’impressione soprattutto per chi vive in città, in una centralità mondiale, di un momento di rinascita di una nuova energia.

A Milano, più che mai,  fioccano eventi, mostre, iniziative insomma sembra che ci possa essere una rifioritura dopo la difficile e svilente crisi, provocata anche da trame lontane. Ma la voglia di fare, di costruire, di gettarsi il peggio alle spalle è insita nel carattere dei milanesi di stirpe od acquisiti. E dei milanisti! Il Milan è la prima squadra della città, di nascita e di palmares, il Milan è la società che decise di costruirsi uno stadio suo, nel 1925-26 grazie allora presidente Piero Pirelli. L’acquisizione da parte del comune che voleva organizzare un polo sportivo arrivò nel 1935 mentre l’ospitalità all’altra squadra della città iniziò solo alla fine degli anni ’40. Addirittura l’impianto di illuminazione, le cantate  “Luci a San Siro” che permisero le prime partite in notturna in Italia, se l’accollò nel 1957, la società rossonera visti i tentennamenti dei nerazzurri che, messi alle strette, pagarono la propria parte con una percentuale sui futuri incassi. Sfruttando una parentesi di assenza, di defaillance societaria del Milan, nel 1980 la società che aveva sede in via Duse, indusse un’incompetente giunta comunale ad intitolare lo stadio a Giuseppe Meazza indimenticata gloria interista, con la scusa di due anni passati a fine carriera col Milan, e l’antistadio ad Angelo Moratti ex presidente della seconda squadra italiana a vincere la Coppa dei Campioni. Naturalmente qui si son scritte le pagine gloriose, numerose uniche ed indimenticabili della storia del Milan: è il nostro stadio, è la nostra casa. E’ San Siro. Ma le case invecchiano, a volte si lasciano agli inquilini affittuari.

Ora le dinamiche economiche del calcio moderno impongono uno stadio di proprietà per le società che vogliano rimanere nell’elite Europea. Lo chiedono i bilanci, l’analisi di nuovi soci, di futuri partner e sponsor. Un nuovo stadio progettato con le più moderne tecnologie architettoniche ed ingegneristiche, con la massima attenzione alle comodità, ai servizi e all’inserimento nel tessuto urbano. Oggi una struttura sportiva deve sfruttare l’impianto e la funzionalità tutta la settimana, avvalersi dei trasporti urbani, essere uno stadio cittadino. Stiamo parlando di una connessione con la città, coi cittadini limitrofi che sfrutteranno più di tutti i servizi di un polo strategico della metropoli. Si andrà allo stadio al cinema, a far compere, a prendere il gelato e qualche volta a vedere la partita e tutto ciò si riverserà nell’economia della società. Si cambierà mentalità e come in tutta Europa lo si raggiungerà coi mezzi, con la metropolitana vicina, con 2 fermate, pratica e conveniente. Di questo dovrà tener conto la Giunta Comunale per dare il benestare alla realizzazione del progetto, senza cadere in beghe politiche, dando il giusto peso all’onnipresente “partito del no”.

Curioso che proprio nell’anno dell’Expo, venga scelta per riqualificarla a nuova vita un’area limitrofa alla “Nuova Piazza D’Armi”, la Fiera, allora una delle due sedi dell’Esposizione Universale svoltasi a Milano nel 1906, quando il Milan era già nato, aveva già vinto. Evidente come la voglia di fare dei milanesi e dei milanisti continui, come cento e più anni fa. Vicino, contiguo, a creare un tutt’uno la sede del Milan: il museo, la storia, le coppe, lo store. Una grande sfida, un grande progetto, una scommessa vinta da Barbara Berlusconi.  La struttura sarà realizzata in 3 o 4 anni pare, e forte sarà l’intenzione, legittima da parte della proprietà, di vederlo intitolato al più di tutti vincente Silvio Berlusconi (se non si concederà a qualche sponsor munifico). Ma nella vox populi, per i tifosi potrà rimanere il “Nuovo San Siro” la casa del Milan. Dove vai? Vado a San Siro, come sempre.

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