Milan: Donnarumma festeggia, ma Buffon non è Allegri

Fabio Conte

Maurizio Sarri al termine di Milan Napoli di domenica ha dichiarato che se questa partita fosse stata giocata nel girone d’andata, senza cioè la pressione del traguardo prossimo venturo, tutti l’avrebbero giudicata positivamente, si sarebbe parlato di una gran partita.

Questo da parte napoletana, anche in rapporto all’atteggiamento e alla prestazione degli avversari. Figurarsi come la si debba leggere da parte milanista visto il raffronto con un avversario forte e rodato. Gattuso lo sa e nonostante i continui e giusti richiami a guardarsi alle spalle in classifica più che aspirare a una zona Champions lontana, fa trasparire un certo orgoglio per come i ragazzi lo stanno seguendo, per come stanno sviluppando le sue idee. E, infatti, la gara di ieri non ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi rossoneri che ben conoscono le qualità dei giocatori partenopei e ricordano recenti severe lezioni. Se c’è stata qualche carenza in attacco, sia per la scarsa vena dei protagonisti, sia per gli scarsi rifornimenti che hanno ricevuto le punte, bisogna però sottolineare la personalità e la tranquillità con cui la squadra è riuscita a districarsi uscendo palla al piede dal pressing e dalle trame napoletane, meritando gli applausi di San Siro.

Naturalmente una parola in più va spesa per Gigio Donnarumma che ha festeggiato il traguardo del più giovane di sempre a toccare le 100 presenze in Serie A con una parata al 90’ che ha salvato il pareggio per il Milan per cui gioca e tifa, negando il successo ai napoletani per cui simpatizza nonostante qualche fraintendimento, lui ch’è nato a Castellammare di Stabia, e probabilmente consegnato l’ennesimo scudetto alla Juve. Curioso che la centesima sia stata di fronte all’esperienza e al carisma di Pepe Reina futuro rossonero, mentre Gigio il futuro probabilmente sfavillante, magari lo vivrà lontano da San Siro. Non sappiamo come andrà a finire, anche se temiamo che non raddoppierà le presenze in rossonero. Le dinamiche del calcio di oggi sono feroci e, come si sa, è spietato il suo procuratore nel cercare il miglior ingaggio. Né il Milan sembra possa garantire con certezza un avvenire sfavillante, anche se le recenti parole del presidente Yonghong Li, a festeggiamento del suo primo compleanno in società, siano state improntate al più roseo ottimismo. Stiamo parlando sicuramente di un fuoriclasse, come lo son stati quelli che ha superato con questo suo record Rivera e Maldini ad esempio, ma in un ruolo particolare dove l’esperienza e l’equilibrio sono di solito imprescindibili. Una volta un buon portiere doveva avere almeno 25 anni per esordire una squadra di vertice, e si considerava sicuro solo un trentenne. Donnarumma dunque è destinato a battere tanti record e cambiare la storia del suo ruolo. Probabilmente non lo farà al Milan, ma almeno avrà iniziato qui. Magra consolazione comunque.

Il più carismatico e famoso portiere della Serie A, e forse d’Europa, ci ha invece divertito con una sfuriata scomposta alla fine della sorprendente partita dei bianconeri a Madrid. Sono d’accordo con Allegri quando dice che bisogna capire il momento e la tensione che hanno portato Gigi Buffon a dare in escandescenze per un rigore, a mio parere netto, che gli ha negato i supplementari -mica era finita-, e il sogno di un’impresa alle soglie della pensione. Arrivo comprendere, con fatica, anche altre sue dichiarazioni di altri post gara, su tutte quelle dove negava di essersi accorto di aver parato dentro di un metro il colpo di testa di Muntari, ad esempio: siamo tutti un po’ furbetti. Quello che trovo sia grave, anche perché poi ribadito, è che lui sia convinto che gli arbitri debbano interpretare, giustificare, distinguere. È un chiaro segnale di come lui e tutto l’ambiente juventino siano avvezzi a galleggiare nella sudditanza psicologica che gli viene concessa in Italia, a cui sono abituati come a qualcosa di dovuto. Nello stesso modo vanno interpretate le dichiarazioni di Agnelli che parlavano di Var per intendere Collina, persona non gradita ai bianconeri, reo di gestire un sistema non “controllabile”. Un’uscita senza stile, dove l’unico a salvarsi per equilibrio e pacatezza è stato Allegri, forse perché potrebbe essere al suo ultimo anno alla Juve o forse perché il gol di Muntari l’aveva visto dentro, come tutti.

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