Milan: fantasticando Suso

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Nella formazione del Milan contro il Manchester nell’amichevole giocata sabato a Cardiff, non c’era nessun nome nuovo, almeno fino alle corpose sostituzioni del secondo tempo che, tra l’altro, hanno restituito anche un prezioso Jack Bonaventura.

Mancavano Kessiè, praticamente sempre presente lo scorso anno, e Paquetà, che  molti stanno aspettando finalmente riposato, e sarebbe potuta essere una formazione qualunque della scorsa stagione.  Ma il metodo Gianpaolo sta dando una chiara impronta al gioco dei rossoneri, anche di fronte a squadre prestigiose e più avanti nella preparazione. Un metodo semplice a vedersi, fatto di possesso e imbucate, o  retropassaggi finalizzati a improvvisi lanci e ribaltamenti. Naturalmente il lavoro che c’è dietro a queste mie scontate considerazioni, è intenso e in via di evoluzione ma in fondo era quello che si chiedeva al Milan di Gattuso, abile con l’uscita della palla ma che si perdeva un po’ quando superava la metà campo.  A legare e finalizzare il gioco d’attacco Jesùs Suso, finalmente protagonista nel ruolo di trequartista, già provato in qualche occasione nelle passate gestioni tecniche ma sempre con scarsi risultati. Si pensava, appunto, che lo spaesamento dello spagnolo quando lo si faceva accentrare fosse dovuto a una sua idiosincrasia al ruolo ma, se dobbiamo credere alle ultime due prestazioni, sembra che le difficoltà che trovava dipendessero dagli schemi e dai movimenti dei compagni. Ricordando che, nonostante una stagione fatta di tanti chiaro scuri dovuti anche a problemi fisici, alla fine Suso è entrato da protagonista pressoché in tutte le situazioni realizzative del Milan, credo che stiamo per assistere a un’altra, nuova, stagione in rossonero, come ha anche certificato il Mister nelle interviste di fine partita, dichiarandosene innamorato calcisticamente.  La società ha fatto e deve fare ancora altri acquisti, ma sapere che si può contare su un impianto di gioco ben definito e proficuo anche per chi è già in rosa, aumenta le speranze per la prossima stagione.

Di trequartisti, rifinitori e fantasisti è piena la storia del Milan. Da Rivera, che è il mio personale imprinting, passando da Savicevic e Baggio fino a una formazione che poteva contare su Pirlo, Seedorf, Rui Costa e Kakà con Rivaldo e Ronaldinho a breve distanza temporale. Tutti (con altri) che hanno indossato, o avrebbero potuto farlo, la mitica maglia numero 10 che certifica il ruolo di chi deve dettare l’ultimo passaggio e, all’occorrenza, concludere. Non so dove si potrebbe posizionare Suso a confronto di questi grandissimi, probabilmente ad una certa distanza. Però nel calcio di oggi, dove la fantasia paga scotto alla fisicità, se riuscisse ad inventare i suoi numeri anche fuori dalla solita mattonella dov’era solito giocare limitandolo, e potesse innescare gli attaccanti o sfruttare il suo tiro a giro da tutto il fronte d’attacco, potremmo innamorarci anche noi di un giocatore che è stato apprezzato ma non è riuscito ad entrare totalmente nei cuore dei tifosi. Se così sarà, Galeotto sarebbe Gianpaolo e noi saremmo felici, e anche un po’ stupiti lo ammetto, di ritrovarci un campione assoluto già in squadra.

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