Milan: le fil rouge

Fabio Conte

C’è poco d’inaspettato nella sentenza del Tas di Losanna sulla squalifica del Milan dalla prossima edizione dell’Europa League.

Se ne parlava da settimane, probabilmente da quando, col massimo riserbo ma con qualche spiffero, sono iniziati i contatti tra la società e il Tribunale che ha portato ad indicare una sentenza severa ma giusta: la chiusura del contenzioso su due trienni di violazione di FFP 2015-17 e 2016-18. Il primo triennio totalmente gestito dalla presidenza Berlusconi, quando con un colpo di coda dagli anni di ridimensionamento si provò a fare una squadra competitiva che fosse più appetibile ad esotici compratori, il secondo con il mercato di rottura della gestione Fassone Mirabelli quando pensavano che esistesse un cinese milanista. In entrambi i casi parliamo di aria fritta e di menefreghismo verso dei paletti che si conoscevano e si potevano tentare di aggirare invece che ignorare compleatamente. Nei prossimi anni comunque, si sarebbe ripresentata la valutazione dei seguenti trienni deficitari. Del “closing” e della specchiata vendita da parte della Fininvest al famoso magnate Yonghong Li abbiamo già parlato in un sacco di occasioni. Alla fine il capitolo cinese si è chiuso, come auspicato e indirizzato probabilmente fin dall’inizio, con l’arrivo di un Fondo solido e scaltro come Elliott, col patron Singer felice di essersi accaparrato uno dei brand più importanti del calcio mondiale al doppio del prezzo della Fiorentina, per dire. C’era lo scoglio debiti come detto, ma con sapienza e diplomazia se ne è usciti oggi, con la piccola grande rinuncia alle coppe che permetterà, oltre che l’ennesima rifondazione, d’inseguire senza distrazioni l’ambito e remunerativo posto Champions. Il continuum di tutta la vicenda è Paolo Scaroni, vicino a Berlusconi prima, facente parte del consiglio di amministrazione nel periodo di Fassone e Presidente oggi. Le fil rouge o meglio rouge e noir. L’idea, il sospetto di un disegno che si va a compiere sembra più di una sensazione.

Si tratta di un accordo che non lascia liberi però, di spendere o sperperare. È anzi un nuovo inizio che dovrà essere particolarmente virtuoso, dall’anno prossimo quando e se si rientrerà nelle coppe, che si tradurrà nel codificato Settlement Agreement, cioè nel monitoraggio attento dell’Uefa per le prossime tre stagioni alle spese che dovranno rientrare all’interno del pareggio di bilancio. Potrebbe essere diverso se l’esclusione punitiva avesse aperto al Voluntary Agreement che lascerebbe maggior margine di manovra alla società, che essendo nuova avrebbe quindi maggiori possibilità di spesa, ma che dovrà rientrare sempre nell’alveo del pareggio di bilancio nell’arco di quattro anni. Si spera dunque che la riga tirata a chiudere il contenzioso pregresso offra una nuova spinta alla società rossonera per recuperare, all’interno delle regole, un ruolo importante in Italia e in Europa a cui la costruzione dello stadio dovrà dare una mano rilevante. E credo che lì vadano ad annodarsi i fili della vicenda.

I tifosi in tutto questo si dividono tra chi è deluso dalla proprietà, da cui si aspettavano un confronto diretto, di petto , con l’Uefa e chi, non troppo attizzato dall’Europa League, se ne fa una ragione. Tutti però si rendono conto che sarà un nuovo, ennesimo inizio che azzererà le precedenti stagioni. Speriamo sia la volta buona, non tanto per un exploit clamoroso, ma per un progetto di crescita che abbia più di un anno di respiro. Ai tifosi si chiede tempo e pazienza, ancora una volta, e si usano Maldini e Boban per aver credito, ma se non ci saranno risultati la fiducia comincerà a scricchiolare, soprattutto se il lavoro al di là del Naviglio darà qualche frutto. I nerazzurri sul FFP si impegnano da qualche anno. Speriamo che la sentenza abbia ridotto il gap economico e con qualche sacrificio si possa competere alla pari, anche sul mercato.

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