Milan: le radici delle rose e le scintille macedoni

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Il calciomercato è bello per le novità ed i nuovi arrivi. Ma parte attiva ed essenziale, per società, bilanci e futuro, sono le cessioni.

E anche per i tifosi. Perché a volte gli addii possono essere difficili e malinconici, altre festosi e liberatori. Quest’anno molti tifosi milanisti bramano un taglio col passato. Stimolati dalle dinamiche della nuova società e lusingati dai generosi acquisti sperano di rinverdire i vecchi fasti vincenti. Bisogna però anche ben valutare quali siano stati i valori della rosa precedente. Come esempio mi spiace tornare così indietro nel passato, ma approfitto dei languori agostani per ricordare come il periodo di mortificazione per il Milan degli anni ottanta finì con l’arrivo del rampante Berlusconi che subito stimolò e rinforzò la squadra con nuovi e corposi innesti: Donadoni Massaro Giovanni Galli Bonetti e Galderisi e si qualificò, dopo lo spareggio, alla coppa Uefa. L’anno dopo, l’addio a Liedholm e l’arrivo di Sacchi e con lui gli acquisti di Gullit Van Basten Ancelotti e Colombo, più Bianche Mussi. Tutto ciò che iniziò allora, per chi l’ha visto o per chi se l’è fatto raccontare, venne costruito e aveva le radici su un gruppo di giocatori che avevano vissuto momenti bui della società o che erano stati acquistati di recente senza riuscire ad esprimersi appieno. Tassotti, Evani, Filippo Galli, Virdis, dalla primavera Stroppa, Costacurta e il giovanissimo Maldini, più il capitano Franco Baresi facevano parte della rosa e sarebbero stati l’anima del Milan anche dopo gli olandesi entrando nella storia e nel mito.

Questo per dire che alcuni componenti del Milan delle ultime annate potrebbero rivelarsi pedine importanti, se non indispensabili, sia per le difficoltà della stagione lunga e speriamo ricca d’impegni, ma anche perché carattere e tecnica si rivelano al meglio quando tutta la squadra alza il livello qualitativo. Senza fare paragoni e giudizi sui giocatori rossoneri attuali, basta vedere come a volte calciatori provenienti in pompa magna da grandi squadre toppino in contesti nuovi o, al contrario, giocatori scartati da grandi club, spesso con scarso utilizzo, possano diventare pedine vincenti fondamentali in altre realtà. Attenzione quindi a sottovalutare chi resta: in fondo la squadra dell’anno scorso era discreta anche se gli mancava a volte, anzi spesso, quel quid per raggiungere le migliori. Speriamo coi nuovi acquisti che si sia colmato il gap e che tutti assieme riescano a regalare una stagione di crescenti soddisfazioni per i tifosi.

Carlos Bacca è stato ceduto. Molti, lo so, fanno festa ed è in effetti una cessione importante perché apre le porte all’entrata di nuovi attaccanti che erano in standby in attesa dell’uscita del colombiano. Nonostante l’extra budget concessa dalla proprietà, Fassone e Mirabelli attendevano questo accordo per poter dar luogo ad una o più entrate. Carlitos lascia la maglia rossonera con qualche attrito per i suoi contatti col Siviglia che hanno complicato le trattative dei dirigenti del Milan, che sono riusciti però a trovare alla fine un buon accordo col Villarreal col prestito oneroso con diritto di riscatto. Ritroverà un campionato a lui più consono dove aveva fatto molto bene, soprattutto in chiave europea, ma dove aveva la stessa percentuale realizzativa ottenuta col Milan con circa 15 gol a stagione. Non sarebbe stato male, ma si sperava in una punta capace di maggior dialogo coi compagni e più coinvolta nella manovra, come pretende Montella, mentre lui predilige l’inserimento negli spazi e in profondità. Così salutiamo Bacca, mai entrato nei cuori dei tifosi, ma sicuramente non uno dei peggiori visti a San Siro. E speriamo di non incontrarlo più avanti in Europa League: lì è sempre stato micidiale.

A tal proposito, a San Siro giovedì, si giocheranno i preliminari dei play-off di Europa League con i Macedoni dello Shkendija, “scintilla” in lingua albanese, etnia della cui minoranza la squadra n’è l’espressione. Ovviamente i colori sociali sono anche per loro il rosso e il nero come la bandiera dell’aquila bicefala. La dinamica società balcanica ha messo in rete una divertente presentazione della partita, dove le comparazioni impossibili tra i due club vengono simpaticamente enfatizzate. Tutto molto carino e gradevole; attenzione però che in un altro filmato si vedono i giocatori allenarsi spensierati e scanzonati, ma con metodi oggi comuni a tante realtà calcistiche europee. Da aspettarsi quindi una squadra libera da pressioni e responsabilità, ma pronta a mettere in campo corsa ed intensità abbinate alla classica tecnica balcanica. Non vorrei si sottovalutassero gli avversari che, aiutati dal fatidico calcio di agosto, possono cercare un colpaccio clamoroso. Che loro ci pensino e ci provino è lecito, ma che venga spenta qualsiasi aspirazione, o scintilla, già nella partita d’andata, in un San Siro festante, è preciso dovere dei rossoneri, quelli di Milano ovviamente.

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