Milan: si passa alle cose formali

Fabio Conte 3

Adesso passiamo alle partite formali. Sono arrivati i vituperati, ma agognati nelle ultime stagioni, preliminari di Europa League, quelli che secondo ad alcuni sarebbero stati un impiccio per le ben più remunerative gare-esibizioni in giro per il mondo.

Un paio di amichevoli son state comunque giocate e restituiscono un Milan convinto e fiducioso. Bisogna però mantenere un equilibrio di giudizio: se con il Borussia si è detto che la sconfitta ha dato, in ogni caso, indicazioni interessanti considerando le condizioni di forma, dopo l’eclatante vittoria con il Bayern esaltarsi oltre misura risulterebbe dannoso, sono sempre gare particolari in questo periodo. Sarà importante archiviare, magari con un sorriso, questo passaggio e concentrarsi sulla partita formale e decisiva che non sarà però una formalità. Gli avversari, l’Universitae Craiova, di cui non si conosce il livello tecnico, avranno il vantaggio di poter contare sull’allenatore italiano, milanese e interista Devis Mangia, che potrà usare tutte le contromisure del caso conoscendo bene il calcio del coetaneo Montella. Trovare in questo momento una squadra vivace e serena potrebbe creare qualche difficoltà ai rossoneri in fase di assemblaggio e che ovviamente non possono permettersi passi falsi. Una qualificazione che non fosse più che tranquilla accenderebbe polemiche e sberleffi. Se tutto andrà bene poi ci saranno gli spareggi dei preliminari, altro giro altro rischio, prima di accedere ai gironi veri e propri. Si dovrà scegliere tra i giocatori più in forma, e non è detto che siano i nuovi arrivati, e si potrà ripartire da ciò che è piaciuto al Mister nelle amichevoli: atteggiamento, mentalità e tattica. Cercando la forma generale, sperando nell’inserimento dei nuovi, aspettando qualche fidejussione – se arriveranno per tempo, Biglia e Bonucci potrebbero essere messi in lista almeno per il ritorno-, alcuni dei veterani della squadra dello scorso anno dovranno tirare fuori cuore e dignità per aiutare a mettere il primo tassello in una coppa che potrebbero non giocare. Si dirà che sono ben pagati per sudarsi ogni stilla d’impegno, ma la testa fa girare le gambe e il rammarico per una mancata conferma, in una piazza ritornata ambiziosa, potrebbe necessitare un’impennata d’orgoglio, e chissà che poi non possa venir premiata.

Solitamente le squadre di Montella iniziano bene la stagione. Questa volta la partenza è un po’ anticipata e immediatamente decisiva, anche se ormai le differenze di preparazione sono minime. Fra meno di un mese inizia il campionato e le difficoltà di amalgama potrebbero pesare sul tipo di ambizioni da coltivare. Mantenere il trend di un inizio positivo potrebbe regalare, così com’è successo per il mercato, una convinzione che gioverebbe e aiuterebbe a crescere. Per far questo mancano a Montella un paio di pedine, un puntello ad un centrocampo mai sazio di alternative -sembra vicino Renato Sanches del Bayern-, e un’essenziale punta centrale . Mirabelli sta lavorando, senza fretta questa volta, sia perché il terminale d’attacco determinerà il numero di gol che la squadra potrà realizzare, sia perché le cifre sono importanti e il budget sta finendo e anche perché durante il mercato a volte si va di corsa a volte bisogna saper stare in surplace. Ma alla fine una punta arriverà. Si sceglierà tra Kalinic ambizioso e funzionale al gioco del Mister, il vivace e maturato Aubameyang col suo carico di gol dalla Bundesliga, il tifoso Belotti voglioso ed esuberante, o una delle figure misteriose paventate, forse il volpone Diego Costa, il tosto ma un po’ appannato Falcao o –da gennaio – il mai dimenticato Ibrahimovic. Se così sarà, in ogni caso, bisognerà ammettere che la dirigenza avrà consegnato a Montella ed ai tifosi una squadra da sogno che potrà, dovrà anzi, diventare una protagonista per il podio.

Quando venne scelto Marco Fassone per diventare l’amministratore delegato del Milan cinese più di un tifoso aveva storto il naso. Ma come, ci si domandava, un ex di Juve, Napoli e soprattutto Inter, dove non aveva lasciato un segno indelebile, ma anzi qualche perplessità per la disinvoltura con cui cambiava progetti dirigenziali viene in un ruolo delicato a sostituire quel volpone di Galliani? Analizzando un po’ i suoi trascorsi si poteva notare come fossero stati diversi e non centrali i compiti assegnatigli nelle precedenti esperienze. Al Milan invece, fin dal giorno della presentazione è apparso subito un dirigente preparato, equilibrato e fiducioso, con ben chiaro il piano programmatico che voleva realizzare. Ma in quel momento aveva già fatto due scelte decisive. La prima era stata quella di contattare il gruppo Elliot che aveva portato i trecento milioni mancanti, permettendo, di fatto, il closing che rischiava di naufragare. L’altra era stata la scelta, rischiosa ma calcolata di dare le chiavi dei futuri acquisti a Massimiliano Mirabelli come reale direttore sportivo, lasciando per se un ruolo più vicino a quello di Presidente che di a.d. vista anche la lontananza della proprietà. Quindi si può dire che il suo refrain, oggi diventato virale tra i tifosi del Milan quando vedono firmare un nuovo acquisto, fosse insito nel suo diventare rossonero:

Fassone era passato alle cose formali prima di tutti.

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