Milan: trovare l’equilibrio tra delusioni e speranze

Fabio Conte 2

Qualcuno lo sapeva, altri lo immaginavano, ma che non fosse così facile costruire una squadra nuova e subito vincente, la maggior parte dei tifosi rossoneri non riesce proprio prenderlo in considerazione.

Impazienti per il cambiamento ed eccitati dall’esuberante approccio al mercato, quest’estate si son fatti travolgere dall’entusiasmo e dall’ottimismo, diventate subito realtà nei precoci preliminari di Coppa che han confuso un calcio comunque estivo con quello pragmatico del campionato. Anche le dichiarazioni del tecnico, caute e prudenti all’inizio, hanno lasciato pian piano spazio a un maggior ottimismo. E le aspettative che si generavano tra i milanisti, davano spazio ai pronostici dei media, che a loro volta alimentavano le fantasie dei tifosi: un circolo vizioso, allegro ed incosciente, che voleva spazzar via le ultime deludenti annate.

Oggi, viceversa, sono tutti contro tutti: critiche al tecnico, al mercato, alla dirigenza e alla società. Sembra passato un decennio ma sono solo tre mesi: tutti si son dimenticati di tutto o fanno finta di non ricordarsi che la costruzione della squadra ha avuto un percorso che difficilmente poteva essere diverso.

Il mercato del Milan condotto da Mirabelli, dopo che Montella era stato valutato e scelto come tecnico a cui chiedere pareri decisivi sui calciatori da trattare, era partito coi botti atalantini di Kessiè e Conti. Il precedente acquisto di Musacchio era figlio della trattativa della passata stagione e Rodriguez sembrava già dar spazio alla cessione di De Sciglio, anch’essa già in predicato di concretizzarsi. I primi due non hanno fin qui dato l’apporto sperato uno giocando e l’altro sfortunatamente per infortunio; i due difensori galleggiano sulla sufficienza, con lo svizzero un po’ più inserito. Ovviamente la nuova dirigenza venendo da un passaggio di proprietà così rilevante e dovendo muoversi immediatamente sul mercato sia per dare un segnale, sia per anticipare le avversarie, non ha potuto guardare al prezzo, non potendo trattare. Cara grazia che in qualche caso s’è posticipato il pagamento, così come fan tutti. E mentre la vicenda del rinnovo di Donnarumma tediava tifosi e dirigenti, sono stati fatti altri acquisti che quest’estate hanno esaltato i tifosi e oggi vengono contestati. Il giovane e costoso Andrè Silva, l’inespresso Calhanoglu, il tanto inseguito Biglia e la punta Kalinic, che ha fatto carte false per venire al Milan al limite della correttezza con la Fiorentina, proprio perché sentiva aleggiare i fantasmi di altri giocatori iperquotati che potevano infrangere il suo sogno rossonero.

Riassumendo, il portoghese ha dato segnali di classe, di saper far gol -soprattutto in nazionale- ma di essere ancora un po’ acerbo. Quello che gli non manca però è la voglia di crescere e imparare, e i miglioramenti tattici sembrano già evidenti. L’altrettanto giovane turco-tedesco sembra aver preso poco dai combattivi caratteri delle sue origini, e ricorda (venisse fuori anche solo una metà!) le difficoltà del primo spaesato Savicevic. L’astio, a mio parere immotivato, contro Montolivo di tanti tifosi avevano già designato Biglia a diventare salvatore del centrocampo rossonera. Così non è, ma nemmeno credo sia il fiacco centrale visto nelle ultime uscite: l’argentino cerca spesso di triangolare in avanti e spinge i compagni a farlo anche se su ritmi troppo blandi. Il vituperato Kalinic infine, perso nella sua solitudine in area, fin ora ha avuto anche poca fortuna. L’occasione che credevo avesse sbagliato sabato sera, s’è rivelata dalle immagini televisive l’ennesimo miracolo di un certo Buffon e il paragone irriverente con Higuain non regge per classe, ma anche perché sarebbe più confrontabile tatticamente con Mandzukic. È al Milan che manca un Higuain, e manca di conseguenza anche al croato. I nomi altisonanti che avevano preceduto il suo acquisto avevano acceso ancor più le fantasie irrazionali dei tifosi, ma come ha spiegato cinicamente il Mister, una punta da cento milioni va a giocare in una squadra che la Champions la vuole vincere e non solo parteciparvi se va bene. La grossa delusione della sconfitta contro la Juve arriva dalle aspettative esagerate, e ottimisticamente auspicate anche dal tecnico, tra una squadra in assemblaggio e una (pluriscudettata) che ha fatto due finali di Champions in tre anni.

Di Bonucci, ciliegina sulla torta del mercato, non parlo oggi perché assente nelle ultime due gare, ma resta ancora un giudizio sul meno considerato degli acquisti di quest’estate, Fabio Borini. Arrivato tra lo scetticismo, come rinforzo per la panchina, si sta rivelando giocatore attento, caparbio e generoso ed è già entrato nei cuori dei tifosi. Attenzione perché le grandi squadre si fanno proprio con giocatori così, che vanno a supportare, aiutare e incentivare tre o quattro fuoriclasse. Quindi i giovani di belle speranze, i senatori irrealizzati, i motivatori da social e gli spaesati giocolieri che prendano esempio dal caparbio emiliano che per grinta, applicazione e volontà si sta orgogliosamente meritando la maglia del Milan.

Se lo faranno anche altri le cose cominceranno ad andare meglio.

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