La rivoluzione rossonera

Fabio Conte

Una settimana, una vita. Ci siamo lasciati sette giorni fa qui, su Milanorossonera e in una sola settimana la Milano rossonera è risorta, rinata, rivoluzionata.

C’eravamo lasciati speranzosi sull’esito della sentenza del Tas, ma bisogna ammetter che la chiarezza delle motivazioni ha stupito tutti. Addirittura il Tribunale Sportivo di Losanna ha rimandato al mittente la sentenza di condanna, per una più equa sanzione da stabilirsi, che colpiva evidentemente la società rossonera al di là delle colpe oggettive per il triennio antecedente all’arrivo della proprietà cinese. Era un modo, si sa, di chiedere che fosse fatta chiarezza sulla situazione fumosa e imbarazzante che tutti percepivano. Quella punizione ha rotto le remore a un prolungamento della farsa che non faceva più ridere nessuno, nemmeno gli avversari del Milan. Muoveva a imbarazzo il giochino delle rassicurazioni continue, delle scuse di facciata, dei sorrisi rassicuranti ma inconsistenti. Nonostante si sia usciti col netto reintegro di ciò che era stato conquistato sul campo, grazie anche alle memorie difensive dell’ad del Milan, già il giorno dopo Fassone, rifiutando delle dimissioni onorevoli, veniva prontamente “licenziato per giusta causa”.

Una vicenda che non finirà presto, e credo avrà degli strascichi, ma che ha fatto subito intendere quali siano i metodi di Paul Singer patron del Fondo Elliott. Metodi spicci, decisi, forse anche ruvidi ma di chi non vuole aspettare per avviare un rinnovamento necessario. La rivoluzione è appena cominciata, come tutte le rivoluzioni, non si sa quando finirà e se lascerà sulla strada vittime innocenti, calcisticamente parlando. Certo è che dopo tanti anni d’incertezze e sotterfugi, i metodi di Singer anche se sbrigativi sembrano andare nella direzione della costruzione di una società solida e ben gestita. Il nuovo Presidente Paolo Scaroni, seppur con qualche vicenda non limpida alle spalle dovuta a una gestione aggressiva delle aziende che ha condotto, è persona preparata e ben inserita. Il probabile ritorno di Umberto Gandini, primo silurato dal Milan cinese e ancora membro di un tatticissimo Consiglio Strategico dell’Uefa (ma si può aver fatto andar via uno così?), mentre è già al lavoro Leonardo Nascimento de Araju, lo steso Leonardo che con l’attraverso del Naviglio aveva fatto infuriare tifosi e anche giocatori, tra i quali c’era ancora Gattuso. Sembrano cose lontane viste le ultime difficili stagioni, tanto che, vuoi per il decisionismo di Elliott, vuoi per le innegabili qualità del brasiliano ormai naturalizzato milanese (a tutto tondo) , sembra sia stato accettato da tutto l’ambiente, anche se con qualche mugugno dei tifosi più rancorosi, confidando nelle qualità della persona e tenendo buona la “disinfestazione” parigina.

Ieri stavo per scrivere che forse sarebbe stato meglio continuare con Mirabelli, ma la rivoluzione non fa sconti. Esonerato, ma con più onore di Fassone, il dirigente calabrese è uscito con un’elegante lettera di addio che non rinnega però il lavoro fatto, evidentemente in buonafede. Tanti i nomi accostati al Milan e tante le cariche da ricoprire: amministratore delegato, direttore generale, direttore sportivo e anche vice presidente. Quest’ultimo ruolo potrebbe essere ricoperto da Paolo Maldini se accetterà il progetto del fondo Elliott: conoscendo la dirittura morale dell’ex Capitano sarebbe il sigillo per la nuova gestione. Come direttore dell’area tecnica Leonardo intanto ha dato subito un’impronta decisa alla sua collaborazione e se riuscirà nello scambio tra uno scontento Bonucci -mai entrato nei cuori rossoneri- e un Higuain in cerca di rivalsa o un giovane del livello di Caldara si presenterà subito ai tifosi nella maniera migliore per mettere una pietra sul passato nerazzurro.

Diverso il discorso se saranno confermate le voci dei suoi contatti con Antonio Conte. Credo che il Milan e i milanisti, scombussolati dai passaggi societari, sballottati da un mercato prima bloccato ora insperato, preoccupati dagli strascichi della passata gestione vogliano e meritino un punto fermo, di riferimento come Rino Gattuso bandiera sicura, schietta e retta nel bailamme di una rivoluzione. Mandarlo via senza una chance di un anno di lavoro significherebbe non dare certezze tecniche alla squadra scossa da questa estate mutevole e lascerebbe il dubbio di una reazione permalosa del dirigente per vecchie ruggini sorpassate e sorpassabili.

Se la sentenza del Tas e l’energica rivoluzione del fondo Elliott hanno portato fibrillazione ed entusiasmo tra i tifosi rossoneri, una nota intesa come una logica conseguenza della confusa passata gestione potrebbe avere gravissime ripercussioni nel futuro. La Guardia di finanza sta indagando l’ex presidente del Milan Yonghong Li per falso in bilancio, per la precisione si parla di false comunicazioni sociali in due documenti del 2016 e 2018. Come potesse dichiarare di essere solvibile venendo condannato per bancarotta in patria, è l’accusa che dovrà essere provata dal procuratore Fabio De Pasquale. Il problema per i tifosi rossoneri è che se un reato fosse provato e fosse stato compiuto, o assimilato, alla gestione del Milan potrebbe intervenire la giustizia sportiva, rapida ma talvolta sommaria, che con la norma della responsabilità oggettiva, vaga e generica, potrebbe portare a delle penalizzazioni importanti. Speriamo non sia così, speriamo che, se provate, si cerchino responsabilità personali. Speriamo che la nuova società esprima anche una grande autorevolezza che allontani il rischio al Milan di essere coinvolto in affari che ne hanno sfruttato il nome e preso in giro i tifosi. Speriamo bene.

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