Milan: le frecce di Gattuso

Fabio Conte 3

Finalmente il Milan ha un progetto tecnico condiviso che ha un nome e anche un cognome: Rino Gattuso.

Condiviso dai dirigenti italiani che l’hanno voluto. Condiviso dai tifosi che l’hanno amato come giocatore e stravedono per lui come tecnico. Condiviso credo anche da tanti giocatori che hanno toccato con mano, come dice lui, quanto siano migliorate le loro prestazioni col suo arrivo, e che hanno la chance di poter vincere un torneo, e non solo un trofeo, che darebbe lustro alla loro storia in rossonero. Gattuso mette d’accordo tutti, è simpatico e schietto, diretto e chiaro. Per questo piace anche ai giornalisti che seguono il Milan, conquistati dal suo modo di anticipare le risposte, dal linguaggio colorito e dalle sue battute dialettali. È il primo ex giocatore rossonero recente che sia riuscito ad avere il rinnovo, ha vissuto come pochi l’ultima epopea rossonera, conosce e ravviva il milanismo. Sa bene che il lavoro di allenatore dipende dai risultati, ma tutti vedono la sua passione: quando non vince- e qualche volta anche quando vince- è quello più incazzato di tutti, che non vuole mollare, che vuole migliorare. Insomma, tutti contenti di lui quindi, proprio per questo, possiamo cominciare a criticarlo un po’.

Gattuso ha stupito tanti, me compreso, l’ho già detto, per essere riuscito a dare un gioco oltre ad aver ridato gamba a una squadra spompata e ovviamente convinzione a giocatori smarriti. Per far questo ha costruito un suo gruppo, coeso, che ha formato l’ossatura delle sue formazioni. Oddio, se vogliamo vedere la scelta è stata dettata un po’ dal mercato e un po’ dagli eventi. Bonucci e Ricardo Rodriguez sono stati presi per giocare e si era capito già con Montella che lo schieramento a quattro poteva dare maggior equilibrio. Calabria aveva già messo la freccia sulla fascia nei confronti di Abate che pure rimane una valida alternativa. Biglia è stato comprato per cucire il gioco, al posto del vessato Montolivo, ed è supportato dal muscolare Kessiè, che non ha però ricambi. Il recupero dall’infortunio di Calhanoglu è arrivato giustappunto per sfruttare al massimo i ritmi di allenamento gattusiani, e ha spostato Bonaventura al suo ruolo più congeniale. Suso è rimasto l’elemento d’imprevedibilità e la scarsa vena di Kalinic e Andrè Silva ha regalato la chance che Cutrone aveva già fatto vedere di voler sfruttare a Lugano nella prima uscita stagionale. Nessuna rivoluzione quindi, ma compattezza di squadra, giuste indicazioni e soprattutto “pedalare” in allenamento. I primi risultati positivi hanno confermato questa formazione che però aveva poche alternative, punte escluse. La fiducia del tecnico nei suoi uomini è stata ripagata dai risultati positivi, ma la frequenza degli impegni non poteva che scalfire, a lungo andare, la forma della squadra. Adesso che cominciamo a conoscerlo, Gattuso non sembra uno di quegli allenatori che sfrutta appieno la rosa, cerca invece dei pretoriani a cui chiede tutto, non fidandosi evidentemente delle alternative. Così facendo però, è stato fisiologico che arrivasse il calo che si vede oggi. C’è la scusante della stagione iniziata in anticipo, ma anche il rischio di una qualificazione per l’Europa che potrebbe passare per altri preliminari. Domenica il tecnico si è scusato per la mossa di schierare a tre la difesa nel secondo tempo, per provare a scardinare le linee difensive del Sassuolo. In effetti, il tentativo non ha dato i risultati sperati, ma cercare nuove vie tattiche, dare spazio alle seconde linee non solo se costretto da squalifiche o infortuni, dovrebbe offrire la possibilità di tenere il livello di forma medio più a lungo.

Mancano poche partite alla finale di Coppa Italia che deve essere la priorità. Cercare di rintuzzare gli assalti al piazzamento Europa League dovrà essere il pragmatico obbiettivo per concludere degnamente la stagione. Poi, nel mercato, spero vengano valutati gli acquisti col beneplacito di Gattuso per costruire una rosa ampia da cui attingere per poter concedere, con la giusta rotazione, pause a tutti, in tutti i ruoli. È normale che il tecnico debba crescere passando per qualche errore, ma meglio sbagliare con asini freschi che con purosangue bolsi. Basta vedere come Allegri sia cambiato negli ultimi anni e sfrutti al meglio tutti i giocatori a disposizione o come Sarri, nelle ultime partite, stia cercando alternative al suo gioco tanto lodato ma che mostra qualche limite di forma. Ecco, forse la Juve sta vincendo l’ennesimo scudetto perché ha più alternative, più frecce al proprio arco. Ma le frecce se si hanno, bisogna usarle.

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