Milan: le colpe di Gattuso

Fabio Conte 2

Difficile recuperare il morale dopo una partita come quella di ieri sera. Sarà dura smaltire la delusione, lo sconforto e addirittura l’imbarazzo che si percepivano a San Siro tra i tifosi rossoneri per la sconfitta nella semifinale di Coppa Italia.

Sarà ancor più difficile per la squadra riprendersi dall’umiliazione subita contro una Lazio superiore tatticamente, fisicamente e tecnicamente: se il risultato non è stato più rotondo lo si deve a Reina o alla scarsa mira dei laziali in più di un’occasione. Nella prima metà della ripresa in particolare, sembrava che la squadra di Inzaghi giocasse contro la primavera del Milan con i rossoneri in totale confusione, incapaci di riconquistare palla, spettatori non paganti di una partita che non li ha mai visti in grado di contrastare i biancocelesti. Stiamo parlando della Lazio, ottava in campionato, sconfitta, con fatica in verità, due settimane fa proprio a San Siro dai rossoneri e battuta pur con qualche attenuante, dal Chievo già retrocesso, la settimana scorsa. Non confondiamoci con le maglie, non era il Manchester City, non si stava giocando la Champions League, e non so se ci si potrà giocarci.

Il Milan di Gattuso si è sciolto, è scomparso, è sparito. Tanti osservatori continuano a sottolineare come sia merito del tecnico la posizione ancora favorevole in campionato, intendendo così puntare l’indice sul valore dei giocatori. Vero, ma c’è dell’altro. La partita di ieri è l’ultima di una pallida serie dove le uniche prestazioni decenti sono state contro la Juve dove comunque i bianconeri , distratti da una semifinale di Champions poi letale, hanno avuto la meglio e nella partita con la Lazio in campionato, vinta su rigore. I giocatori però sono gli stessi che avevano portato la squadra al terzo posto e che avevano offerto prove convincenti a inizio anno. Anche l’allenatore è lo stesso, ed è quindi sua responsabilità se la squadra appare ora smarrita e anche sulle gambe visto che palesemente chi deve saltare l’uomo non ha la brillantezza di farlo, chi deve rincorrere insegue perdendo terreno, chi deve spingere traccheggia; proprio lui che subentrando a Montella aveva basato la rinascita sulla preparazione atletica. È sua responsabilità la ricerca tardiva di moduli alternativi a compensare infortuni imprevisti ma preventivabili. È una realtà l’attaccamento incomprensibile a qualche suo pretoriano, al di là di forma e prestazioni. È un dato di fatto che il Milan in questa stagione abbia sempre fallito nelle partite cruciali: in Europa League, nei derby, in Supercoppa.

Va ascritto però anche qualche merito al buon Rino. Nei momenti migliori della stagione, con tutti i titolari a disposizione e in buone condizioni, il Milan ha esibito prestazioni di livello per qualità di gioco e di fraseggio, esibendo conoscenze e ordine tattico. Ha salito la classifica mostrando una buona fase difensiva, prendendo pochi gol per lunghi tratti della stagione, il che gli permette, nonostante la brutta serie inanellata di recente, di ritrovarsi ancora quarto e in vantaggio con le inseguitrici negli scontri diretti in caso di arrivo a parità di punti, indicativo di come abbia, in fondo, fatto meglio delle concorrenti finora. Proprio queste considerazioni, oltre all’affetto che ogni tifoso rossonero nutre per Gattuso, si scontrano con la realtà di una squadra senza testa ma anche senza attributi, cosa difficilmente comprensibile visto la storia calcistica di “Ringhio”.

Credo però che le chance di continuare anche l’anno prossimo l’avventura sulla panchina del Milan si siano esaurite ieri. Anche riuscendo a ritrovare la vittoria domenica contro un Toro in salute, difficilmente i rossoneri sembrano in grado di evitare la discontinuità che li ha distinti fin ora e quindi di vincere tutte le restanti gare. Gli inseguitori, per contro, non potranno continuare tutti a perdere punti e quindi oltre al rischio, ferale per le casse rossonere, di non arrivare in Champions, potrebbe succedere addirittura di finire settimi od ottavi senza Europa o magari col dover disputare i temuti e logoranti preliminari di Europa Laegue. La gestione altalenante di Gattuso sembra venire dalla mancanza d’esperienza del tecnico e non credo che la società abbia il tempo di aspettare la sua maturazione nelle prossime stagioni. In ogni caso se anche riuscisse, come ci auguriamo, a centrare l’obiettivo agognato, gli potranno rimproverare di non averlo raggiunto prima, o almeno con più sicurezza.

Si finisca in gloria, cioè quarti, o alla gogna, bisognerà però rivedere anche l’intera rosa: sono tante le delusioni, molti non sono da Milan, adatti cioè a una squadra che voglia ambire a ritornare protagonista in Europa. Gli errori non sono tutti ascrivibili all’allenatore, anzi, e sono forti i dubbi che qualche altro tecnico, anche più esperto, potesse far meglio. Chi gioca è il maggior responsabile, e chi veste la maglia rossonera deve dare di più, molto di più, al di là d’indicazioni e schemi. Speriamo che chi scenderà in campo nelle prossime gare lo capisca e speriamo nella voglia di rivalsa di Rino Gattuso che se lascerà lo vorrà fare da combattente e da vincitore e, come ha detto lui, raggiungere Champions per questo Milan sarebbe come vincere uno scudetto.

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